Belli Giuseppe Gioacchino

 

Poeta in dialetto romanesco, nato a Roma nel 1791, vi morì nel 1863. Ebbe un’infanzia difficile: a undici anni perse il padre, a sedici la madre; per questo dovette interrompere gli studi e vivere svolgendo vari impieghi pubblici. Intorno ai vent’anni cominciò a comporre poesie in lingua, di gusto tra l’arcadico e il barocco.

Nel 1816 sposò una ricca vedova che gli permise di vivere con tranquillità e di compiere numerosi viaggi. Dal 1830 circa iniziò a scrivere i 2279 sonetti in dialetto romanesco, che in vita non pubblicò mai, ma che leggeva agli amici. Dopo la morte della moglie, trovò un’occupazione come impiegato e negli ultimi anni (traumatica fu per lui l’esperienza della repubblica romana) divenne un reazionario; nel 1852 fu perfino nominato "censore della morale politica" e lui proibì le opere di Rossini, di Verdi e i drammi di Shakespeare. Rappresentò con ironia e sarcasmo la vita e i costumi del popolo romano del suo tempo. Poesia: Sonetti; Opere minori: Poesie (in lingua)Traduzioni, Zibaldone, Epistolario.

 
Belli Giuseppe Gioacchino

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