Baudelaire
Non ho per amante una leonessa illustre: il mio animo presta il suo splendore a una puttana;
invisibile agli sguardi del beffardo mondo la sua bellezza fiorisce solo nel mio triste cuore,
Ha venduto la sua anima per un paio dì scarpe,
ma il buon Dio riderebbe se presso questa infame
sentenziassi da Tartufo e scimmiottassi l'alterigia,
io che vendo il mio pensiero e voglio essere scrittore.
Vizio ancor più grave, lei ha la parrucca. La bianca nuca ha perso i suoi bei capelli neri,
ma questo non vieta ai baci di sfiorare con amore la sua fronte più calva d'un lebbroso.
È strabica, e l'effetto del suo sguardo, oscuro per le ciglia nere più lunghe di quelle d 'un angelo, è tale che tutti gli occhi per i quali ci si danna non valgono per me i suoi cerchiati e da giudea.
Ha solo vent'anni, ma i seni già cadenti pendono da ogni parte come lunghe zucche;
tuttavia arrancando ogni notte sul suo corpo come un neonato io la poppo e mordo.
Benché spesso non ha neanche un soldo per strigliarsi la carne e ungersi le spalle,
la lecco in silenzio con maggior fervore di quanto Maddalena in fuoco i piedi al Salvatore.
La povera creatura, ansimante nel piacere, ha tutto il petto gonfio di singhiozzi rauchi,
ed indovino all'eco del respiro cavernoso che spesso ha mangiato pane d 'ospedale.
I suoi grandi occhi inquieti, nella crudele notte,
credono di vedere altri due occhi in fondo al letto
perché, aperto al primo venuto il proprio cuore,
ha paura senza luce e crede nei fantasmi.
Per questo usa più franchi lei in candele che un vecchio saggio chino giorno e notte sopra i libri
e teme la fame ed i tormenti ancora meno dell'apparire dei defunti amanti.
Se la vedete, vestita in maniera stravagante,
sgattaiolare, all'angolo di una perduta strada,
testa e sguardo bassi come un piccione ch'è ferito,
nei rigagnoli strascinando un piede scalzo,
signori, non vomitate bestemmie e oscenità sul volto truccato di quella misera impura
che una sera d'inverno la dea Fame ha costretto a tirar su la gonna all'aria aperta.
Questa bohème è per me tutto: la mia ricchezza,
la mia perla, il mio gioiello, la mia regina, la mia duchessa,
colei che m 'ha cullato nel suo grembo vincitore e che tra le sue mani m 'ha riscaldato il cuore.
VIII.
Qui giace chi, avendo amato troppo le puttane,
calò ancor giovane nel regno delle talpe.
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