Angelo di Maio
La parola alta e muta
La tua rosa insanguinata S'alimenta nella notte Con tamburi di rigida pena Nella spelonca del gemito. Spade di cielo trafitto Dilacerano grumi di musica,
Le loro bocche bruciate Rose di sangue reclamano.
* Sul cielo Ai piedi dell'acqua Pianamente intatta Fragorosa in riva all'alga Succede che arrivi calda E favolosa L'arpa Dei canneti di sera appena mossi Dal fulvo tremito d'agosto (cielo attento) E si consumi d'impossibile tristezza (cielo adorno) Tra gli amanti arresi al dolce Blu tenue,
Battigia Del sogno, fresco. Così ardimento E l'ape regina Che non vuole, dimena l'ansia e l'alga, non vuole, ma scherza. Dentro il fiato d'agosto Scintillano i baci Dai canneti dell'arpa Che beve il mosto Dell'ombra furtiva Scapigliata e serena. * Dal fondo della valle Intensamente il verde Scopre la sua nudità; tranquilla all'occhio rapido arriva la sfida; un uomo si misura, sa; ed è roccia espressiva. Per questo consulta l'orologio Senza un ghigno, e brucia La storia, la nuvola che esita Sul calore, il fiume che porta I suoi morti uccelli Nell'oceano distruttibile. Per questo raccoglie la sfida Tranquillo; Ed è pietra.
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