Alle radici del lessico

 

Etymon: Lessico per radici.
Vi è un punto di contatto, indissolubile e permanente, tra tutte le culture del mondo, e lega silenziosamente popoli fra loro distanti, nello spazio e nel tempo.
Pulsa come vela, si trasforma lentamente, ma a un'osservazione attenta disvela l'origine che riaffiora, mettendo in luce filari di catene di cause ed effetti; quelle stesse che hanno determinato l'amalgama di storia ed esperienze di cui si compone il qui ed ora.
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Riscoprire una parola, decostruirne la struttura, recuperando antichi fenomeni del linguaggio - la rotacizzazione, la legge di Grassmann, l'abbreviamento di Osthoff - per risalire al significato primo, reso inizialmente con un significante - radice - breve e spesso evocativo, quasi onomatopeico.
L'etimologia ci consente di ritrovare legami insospettati tra genti ed epoche lontane, e di comprendere l'originaria funzione - o vissuto - di un oggetto sulla Terra.
I percorsi, le mutazioni, i travagli di un termine sono tutti lì, hanno lasciato un segno nella disposizione delle lettere, nell'accento e nella quantità sillabica.
E come un biologo di fronte a un microscopio distingue le evoluzioni cellulari in un frammento di materia organica, così il linguista scompone i tasselli della parola per risalire ai passaggi di bocca in bocca nei secoli che via via ne hanno arricchito - più o meno leziosamente - l'aspetto.

Le radici delle parole ci accompagnano come fantasmi discreti in tutte le nostre conversazioni, conservando nella memoria degli uomini tracce inconsapevoli: esse alludono a immagini veloci, scaturite da semplici accostamenti di lettere, che si affacciano alla mente per un attimo, prima di disperdersi nelle onde del pensiero; queste idee immediate possono essere colte e messe a fuoco da un lettore o un ascoltatore concentrato, contribuendo a definire il significato del termine e il suo ambito di esperienze, oppure permanere nella non-coscienza, premute dalla nostra figurazione abituale dell'oggetto cui il termine è associato.
É il caso di robot, che genera in noi la subitanea rappresentazione di un androide del mondo letterario di Asimov o di quello cinematografico di Lucas. Ma fu il drammaturgo ceco Capek a coniare, nei primi del secolo, il vocabolo con cui designò gli automi che agiscono come operai: il suo significato originario è, infatti, "lavoro".

 

Mentre l'architetto altro non è - senza alcun'offesa! - che il capo degli artigiani, derivando dal greco archòs (comando) + tèkton (artigiano).
La forma verbale Archèin ha dato il la a una nutrita serie di termini: monarca è colui che regna da solo (da mònos, vedi: monopolio), anarchìa è uno stato di assenza di comando.
Tèkton, invece, può essere collegato alla radice steg- / teg-, che rappresenta il concetto di copertura, riparo, per analogia con il compito che, sotto la guida del capo costruttore, la manodopera era chiamata a svolgere. Da qui le parole tegola e tetto.
Da notare poi la suggestione fornita dalla forma stessa della lettera più ricorrente in TETTO, che richiama, con il suo tratto orizzontale spiovente verso entrambi i lati della linea innalzata verticalmente ( T ), un'idea di protezione (e la radice di quest'ultima parola è - guarda caso! - ancora una volta teg).

In greco, tò ètzos è l'abitudine: consueto, infatti, dalla medesima radice etz-, significa abituale. Etica è la scienza che si occupa del comportamento dell'uomo. L'etologia, analogamente, studia le abitudini degli animali.
Tali legami dipendono da un primordiale dialetto che oltre 5.000 anni fa risuonava tra i crepacci e le valli dell'altopiano anatolico. Inesorabilmente, esso iniziò a migrare, diffondendo i caratteri fondamentali delle lingue indoeuropee: greco antico, latino, albanese, armeno, sanscrito, persiano, ittita, lingue romanze (portoghese, spagnolo, francese, italiano, rumeno), slave (russo, ceco, polacco, sloveno, bulgaro), germaniche (tedesco, inglese, islandese, svedese).
Non deve pertanto sorprendere la somiglianza della seguente coniugazione tra latino e polacco: io sono - in latino sum - in polacco è jestem; tu sei - es - jestes; egli è - est - jest; etc.

Gen- è forse per significato la radice più importante, poiché rappresenta l'essere, il divenire. Gìghnetai vuol dire egli nasce, jànati in sanscrito. Da cui il latino genus (stirpe, razza), cognatus (della stessa famiglia); in italiano, gènesi (origine), genetica (scienza della generazione), genitore, genealogia, genuino. Già, perché ciò che è genuino è immune da sofisticazioni, quindi originale.
Siamo così circondati, letteralmente avvolti, dalla storia e dal nostro passato, e per quanto ci si sforzi non ne possiamo sfuggire. Le parole scritte o dette ce lo fanno presente in ogni momento in cui pensiamo. Per inciso, riflettere viene dal latino reflecto, mi piego all'indietro. Ovvero al passato.

 
Alle radici del lessico

 

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